Representations and digital repositories

Last week, the Direktorium of the Institute für Soziologie at TU Darmstadt approved a course proposal for a seminar tentatively titled “Gender and Representation” to be offered next semester. Perusing Internet everyday and subscribing to various social media platforms presents me with a constant flow of material that I imagine useful in my in-class discussion. My problem is of a classificatory nature: I am not a good archivist and tend to disperse links to visual content or downloaded pdfs in a variety of folders that I invaribly forget about. Perhaps, a solution to my problems is to save all these materials here (who knows, I may even start writing more regularly) and create a respository that my students can also access.

Double vision

Recent coverage of the debt negotiations between the newly appointed Greece´s finance minister Yanis Varoufakis and members of the European political elite has focused, among other things, on Varoufakis´ fashion style. While in London, the economic professor wore a bright blue untucked shirt and an oversized leather coat; this fashion choice seemed the result of lost luggage at Heathrow rather than a planned sartorial statement. Indeed, Varoufakis is seen dressed a bit more conservative during his Rome visit.

Comments on his attire are quite benevolent: the Telegraph praises Varoufakis´s ability to stay true to his beliefs by not conforming to the “politicians´style”. Indeed, it is one of Tsipras´ promises not to wear a tie before the Greek debt has been written off. Similarly, Italian political commentator Gad Lerner defines him extra-cool for his ability to stand up against the European Central Bank/Union/FMI and because of his great style.

What would we say to Angela Merkel going to a financial meeting dressed less than formally? How did the press react to Hillary Clinton at a news conference in Bangladesh without wearing make up and sporting glasses? From past experience and some guessing, I would imagine that neither Merkel or Clinton would have been greeted with the same appreciation.

Sulla pubblicità sessista in Germania

In questi giorni circola sul web una petizione importantissima iniziata da Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club italiano (qui il link per sottoscrivere). Mi sembra superfluo sottolineare la necessità di firmare l’appello affinché rappresentazioni degradanti e sessiste del corpo femminile vengano fermate. Questa mattina ho  letto con il solito interesse il post di Giovanna Cosenza sullo stesso tema la cui immagine di apertura ritrae una natura morta con insaccati.

É da un paio di mesi che compro, puramente motivata da interesse accademico, uno dei periodici più diffusi in Germania: Beef!. Beef si inserisce in quel settore di nicchia, ma in costante crescita a leggere le statistiche di lettura, indirizzato agli uomini con l’hobby  della cucina (qui un profilo sulla sua readership). Nel numero ora in edicola una pagina intera di pubblicità é dedicata ad un’azienda che vende carne di manzo a domicilio, gourmetfleisch.de.

Ci sono vari livelli di lettura di questa immagine, tutti incredibilmente offensivi e problematici a partire dalla giovane donna/bistecca. Non mi sembra casuale la scelta della modella: i tratti extra-europei e il colore della carnagione aggiungono una connotazione razzista ed orientalista (tanto per usare la parola più in voga delle scorse settimane) al messaggio già di per sé degradante. C’è proprio bisogno di ricorrere al corpo nudo di una donna per aumentare la vendita di bistecche?

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Lo slogan della pubblicità “Unsere Steaks sind gut abgehangen…” si traduce come “Le nostre bistecche sono ben appese” come se ci fosse bisogno di sottolineare l’essenza principalmente carnale del corpo femminile che viene esibito come fosse una succulenta bistecca.

Update

I won’t even discuss the long hiatus, an almost perfect twenty-four months absence. From September to February I taught to courses at Goethe Universität, one titled “Keywords in Gender and Sexuality Studies” and the other “Feminist Methodologies.” Both courses gave me much food for thought and provided inspiration for future research. 

While I am busy preparing the course for next semester, I am also working on a talk I will deliver at the Cornelia Goethe Centrum about women, sexuality and political violence. I am expanding the time frame of my research, and am investigating contemporary acts of political violence carried out by women. More on that as the date approaches. 

Inspired by Emiliy Martin’s now classic essay, “The Egg and the Sperm,” some of my students are investigating how sexuality is taught in Hessen schools. I am very excited about their findings, and will share them here as soon as they are available (with their permission, of course).

 

Back!

I cannot believe my last entry was posted almost three months ago! I have been working on many projects (too many), and have been very busy with the logistics of mothering.
There are so many books I would like to write about, many initiatives to tag, lots of reflections to share. Where to start?

First of all, a brief update on what I have been doing in terms of research: much of my waking hours are devoted to reading on the history of the Panorama. In particular, I am reading art historian Silvia Bordini‘s “Storia del Panorama. La visione totale della pittura del XIX secolo” (Officina Edizioni, 1984), along with Bernard Comment’s “The Panorama” (Reaktion Books, 1999) and, with some difficulties, Stephan Oettermann’s “Das Panorama: Die Geschichte eines Massenmedium” (Syndicat, 1980). All of this in preparation for the paper I will deliver at the conference organized by Brown University titled Risorgimento Mediato/Mediating the Risorgimento. I will be talking about the work I have been doing on the Panorama Garibaldi, and how digital practices may transform the way historians do history.

I am also learning my ways through the maze of grant writing, having a terrific time reading long and obscurely written documents on how to apply for funding at DFG and Marie Curie.

This coming weekend, we will be taking a short family trip to Paris. While my family will be climbing the Tour Eiffel, I will be paying my homage to Napoleon with a visit to the Musée de l’Armée.

Parole chiave: Risorgimento, Garibaldi, Mazzini. Ngrams e ricerca.

Aspettando la versione che possa “minare” i testi in italiano, osserviamo i risultati offerti dalla triangolazione di tre parole chiave, Risorgimento, Garibaldi e Mazzini tra il 1840 e il 1940 nelle seguenti lingue:

Tedesco, 1840-1940

Inglese americano, 1840-1940

Inglese britannico, 1840-1940

Francese, 1840-1940

Spagnolo, 1840-1940

La parola “Risorgimento” segue una traiettoria piuttosto simile in tutte le lingue: poco interesse fino all’inizio del novecento, quando compare in larga misura in testi di storia segno che, nell’ottocento, il termine “risorgimento” fosse poco usato al di là dei confini nazionali e del dibattito in lingua italiana.
Non stupisce l’alto numero di citazioni associato ai nomi di Garibaldi e Mazzini. In tutte le lingue l’interesse per i due protagonisti della lotta per l’indipendenza italiana è registrabile già dai primi anni ’40 dell’ottocento.
In ambito americano, si nota come fino alla metà degli anni cinquanta del diciannovesimo secolo il nome di Mazzini sia più citato di quello di Garibaldi, il quale però raggiunge e supera il genovese, prevedibilmente, dal 1860 in poi. La frequenza del nome Garibaldi registra un’impennata tra il 1907 e il 1911 in corrispondenza della pubblicazione dei volumi di Trevelyan sull’impresa dei mille e la vita del generale nizzardo (Garibaldi’s Defence of the Roman Republic, Garibaldi and the Thousand, Garibaldi and the Making of Italy).

L’analisi delle tre parole chiave in ambito britannico rivela poche sorprese, soprattutto per quanto riguarda la popolarità di Garibaldi a partire dal 1854 in poi. La stessa traiettoria è osservabile in francese, tedesco e spagnolo anche se le pubblicazioni in lingua tedesca sembrano, a tratti, preferire Mazzini a Garibaldi.
In generale, si può osservare che in queste tre lingue la popolarità di Garibaldi tende a calare dopo la prima decade del novecento, mentre quella di Mazzini, non raggiungendo mai i picchi di quella garibaldina, mantiene un andamento costante.
Tra il 1840 e il 1940 nessun riferimento in lingua cinese o russa, nel campione di libri digitizzato, viene fatto al Risorgimento, Garibaldi o Mazzini.

Ciò detto, che cosa facciamo con questa mole di dati? Possono veramente servire a descrivere, interpretare, analizzare, storicizzare un momento culturale, sociale e politico come quello risorgimentale? È divertente, certo, osservare le oscillazioni della presenza di certe “parole chiave” nella pubblicistica europea dell’otto-novecento; temo però che l’enorme quantità di dati a nostra disposizione possa fare perdere di vista uno degli aspetti più importanti della ricerca storica, ovvero il contesto e l’interpretazione. Ecco, forse, una delle sfide più importanti che il campo delle digital humanities si trova ad affrontare: riuscire a coniugare grafici e tabelle con l’analisi storica salvaguardando la densità dell’intepretazione.

Evviva Federica!

Uno dei blog più accurati ed aggiornati sul mondo della storia (e filosofia) digitale è certamente quello mantenuto dalla biblioteca di filosofia e storia dell’Università di Pisa. Tra le numerose iniziative segnalate quotidianamente, vorrei soffermarmi per un momento sulla serie di podcast prodotti e messi in linea dall’Università di Napoli Federico II, attraverso il portale Federica.
L’iniziativa, prima in Italia, offre 300 corsi e più di 5000 lezioni gratuite ed aperte a tutti; oltre alle lezioni disponibili in podcasts, è anche possibile accedere alle “living libraries” di ogni facoltà, ovvero ad una serie di risorse digitali presenti nel web che possono risultare utili allo studente e al ricercatore. Per ogni sito segnalato esiste una scheda di commento/spiegazione utile ad orientare l’utente ed articolata in contenuto/accesso/usabilità (qui un esempio di scheda redatta per il portale dell’Accademia della Crusca online).
Per molte lezioni sono anche disponibili le schede con materiali si studio e bibliografici (un esempio lo trovate qui, nella scheda sulla lezione tenuta da Paolo Macry sulla “diffusione della nazione”).
Seppure per certi versi imperfetta, Federica è sicuramente un’iniziativa importante e all’avanguardia; che avvicina, in questo momento di drammatica e selvaggia distruzione dell’università, il mondo accademico italiano a quello di stampo anglo-sassone.